Mamme di vocazione
Il progetto di ricostruzione dei nuclei familiari non su basi biologiche o patriarcali ma volontarie poggia sulle figure delle mamme di vocazione. Fin dagli anni Trenta, don Zeno fa delle mamme una colonna portante del suo progetto, ritenendo essenziale una figura femminile che lo affianchi nell’educazione e nella cura dei ragazzi di San Giacomo: “ai bimbi la mamma non muore più” diventa un vero e proprio manifesto di Nomadelfia.
Si tratta di donne della comunità che accettano di crescere ed educare decine di bambini e bambine come madri putative. Irene Bertoni, la prima mamma di vocazione, adotta 58 bambini.
Norina Galavotti, amica di Irene e aderente ai Piccoli Apostoli, fa da madre a 74 minori.
Con la crescita di Nomadelfia il modello delle mamme di vocazione viene esteso anche a coppie sposate, che adottano legalmente bambini e bambine. Oltre alle responsabilità genitoriali assunte dalle mamme e dalle famiglie, la cura e l’educazione dei minori di Nomadelfia sono responsabilità di tutta la comunità, il che permette di integrare e superare l’esperienza della famiglia nucleare e patriarcale.
Bibliografia
- Norina Galavotti, Mamma a Nomadelfia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 1994
- Remo Rinaldi, Storia di don Zeno e Nomadelfia, Edizioni Nomadelfia, Grosseto, 2003
- Erminia Sempio Rossi, Eugenio Fornasari, Mamme di oggi. Storie vere, Edizioni Paoline Alba, 1973
- Piersandro Vanzan, Nomadelfia: “mamme di vocazione” e famiglie aperte, in “La civiltà cattolica”, a. 162, 3866, 16 luglio 2011