Danilo Dolci (1924-1997)

Prima di diventare noto come il Ghandi italiano con le sue attività nonviolente e improntate alla disobbedienza civile tra Trappeto e Partinico in Sicilia, Dolci si avvicina all’associazione culturale e filantropica della “Corsia dei servi” di Milano, animata, tra gli altri, da Padre David Turoldo. È qui che Dolci ha modo di apprendere, forse per la prima volta, come organizzare una rete solidale di sostegno e finanziamento per attività a favore dei poveri.

Grazie a Padre David, Dolci entra in contatto con don Zeno e ne rimane profondamente colpito, al punto di abbandonare Milano, l’istruzione universitaria, la famiglia e la compagna per raggiungere la neonata Nomadelfia.
Fino al 1951 inoltrato Danilo Dolci è uno strettissimo collaboratore di don Zeno, motivo per cui il suo periodo a Nomadelfia è essenziale per comprenderne la figura. Inviato, insieme ad altri giovani e giovanissimi, da don Zeno nella tenuta grossetana di Caprarecce, dove si progetta l’espansione di Nomadelfia, Dolci realizza i progetti per la futura comunità. Nel periodo trascorso a Nomadelfia, però, Dolci matura un progressivo distacco dall’esperienza dei Piccoli Apostoli, che considera troppo chiusa e vincolata alle dinamiche interne alla Chiesa. Tale distacco, per stessa ammissione di Dolci, non comporta alcun conflitto con don Zeno e con la comunità, nei confronti ai quali rimarrà legato per tutta la vita.

Bibliografia
  • Danilo Dolci, Voci nella città di Dio, Società Editrice Siciliana, Mazara, 1951.
  • Marco Grifo, Le reti di Danilo Dolci. Sviluppo di comunità e nonviolenza in Sicilia occidentale, Franco Angeli, Milano, 2021
  • Giacinto Spagnoletti, Conversazioni con Danilo Dolci, Mondadori, Milano, 1977