I problemi dei giovani dopo lo sgombero
Dopo lo sgombero di Nomadelfia molti giovani, rimasti senza la struttura comunitaria, si trovano in grande difficoltà, cresciuti e protetti ma spesso non pronti a rientrare nella società. Alcuni di loro si rendono responsabili di reati, anche gravi, ma caratterizzati da una certa ingenuità: rapine con pistole intagliate nel legno, furti a danno di contadini isolati. I fatti si verificano per la maggior parte nel circondario di Modena e Carpi tra l’autunno 1952 e l’estate 1953, e sono riportati da “La Gazzetta di Modena”. Altri reati vengono commessi in diverse parti d’Italia, e trovano riscontro sulle testate locali, dalla Lombardia alla Sicilia.
Don Zeno si prodiga lungamente nella difesa dei ragazzi (uno di questi ha diciassette anni all’epoca dei fatti), testimoniando per loro nelle aule di tribunale. Il contesto di solitudine e di povertà nel quale si sono trovati i giovani, la considerazione di varie testate giornalistiche che siano la fame e l’indigenza ad aver determinato le azioni criminali e le testimonianze di don Zeno in tribunale sono tra i fattori che convincono i giudici a non usare eccessiva durezza nei confronti dei responsabili.


