Don Zeno Saltini (1900-1981)

Zeno Saltini nasce a Carpi da un’agiata famiglia contadina. Laureatosi in legge, è attivo nell’Azione Cattolica, come presidente della Federazione Giovanile carpigiana e (dal 1924) come presidente della Federazione Universitaria Cattolica Italiana. A trent’anni decide di entrare in seminario.
Nel 1931 riceve il primo incarico parrocchiale a San Giacomo Roncole. Qui fonda, insieme ad alcuni laici e chierici della zona, l’Opera Piccoli Apostoli, dedita al recupero dei bambini e dei giovani abbandonati e orfani. I primi anni, tuttavia, sono particolarmente difficili. Il sacerdote è soprattutto convinto che ai bambini serva una madre. La prima di queste mamme di vocazione, figure centrali nell’esperienza di Nomadelfia, arriva nel 1941: è la giovane Irene Bertoni.

Per quanto non mostri una specifica ostilità al regime, don Zeno non è ben visto dal fascismo, per il suo carattere libero. Tuttavia, è con l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la nascita della Repubblica sociale italiana che il sacerdote comprende di non essere più al sicuro. Minacciato dai fascisti, decide di passare le linee insieme ad alcuni Piccoli apostoli, e di recarsi nel Meridione, dove rimane fino alla fine della guerra. 

Altri Piccoli apostoli, dal canto loro, prendono parte alla Resistenza nel Carpigiano. Fatto ritorno a San Giacomo Roncole subito dopo la fine delle ostilità, don Zeno viene nominato vicesindaco e assessore alla casa del Comune di Mirandola.
Il sacerdote è convinto che sia necessario trovare una soluzione per il problema degli orfani, aumentati molto con la guerra. Grazie a una serie di abboccamenti che gli fanno intendere la volontà, da parte del Governo, di favorirlo (o quantomeno di non bloccarlo) in tal senso, don Zeno pianifica l’occupazione dell’ex campo di concentramento di Fossoli nel maggio 1947. Nomadelfia non punta però a essere solo un luogo di recupero dell’infanzia e della gioventù abbandonata, ma immediatamente si struttura come esperimento pratico di cristianesimo integrale, nel quale si praticano la comunione dei beni, la vita in comune e l’educazione dei più piccoli è affidata alla comunità intera, al cui centro c’è l’idea della genitorialità (e soprattutto della maternità) di vocazione.
L’esperienza di Nomadelfia si chiude nel 1952, con l’allontanamento di Don Zeno dalla sua gente e con la liquidazione della comunità da parte del governo.
Nel 1953 chiede a Pio XII e ottiene pro gratia la riduzione allo stato laicale, per potersi dedicare alla ricostruzione della comunità di Nomadelfia nella tenuta di Batignano nei pressi di Grosseto, sul terreno donato alla comunità da Maria Giovanna Albertoni Pirelli. Nel 1962, nel mutato clima politico e religioso dell’Italia del centrosinistra e del Concilio Vaticano II, riprende i sacramenti e può così celebrare la sua seconda prima messa inaugurale del suo ministero nella ricostituita parrocchia di Nomadelfia, dove muore il 15 gennaio del 1981.

Bibliografia
  • Maurilio Guasco, Paolo Trionfini, Don Zeno e Nomadelfia. Tra società civile e società religiosa, Morcelliana, Brescia 2001
  • Fausto Marinetti, Don Zeno, obbedientissimo ribelle, La Meridiana, Molfetta, 2006
  • Remo Rinaldi, Storia di don Zeno e Nomadelfia, Nomadelfia Edizioni, Roma, 2003
  • Antonio Saltini, Don Zeno. Il sovversivo di Dio, Edizioni Calderini, Bologna, 1990
  • Mario Sgarbossa, Don Zeno … e poi vinse il sogno, Città Nuova Editrice, Roma, 1999
  • Paolo Trionfini, Zeno Saltini. Il prete che costruì la città della fraternità universale, ITL, Milano, 2004