Il modello Nomadelfia: l’educazione
Anche il modello educativo risponde all’esigenza di costruzione della comunità. È anche un passo in avanti importante rispetto sia all’Opera Piccoli Apostoli sia ai primi passi di don Zeno a San Giacomo, quando si era fatto individualmente carico dell’educazione dei ragazzi di strada.
Nel contesto di Nomadelfia si tratta di un’educazione fortemente improntata ai valori del cristianesimo proposto da don Zeno, forte ora di una struttura comunitaria dotata di uno spazio e di nuovi collaboratori e collaboratrici.
Ne risulta una proposta integrale e radicale di educazione, capace non solo di fornire conoscenze, ma anche di modificare i costumi, le modalità di relazione, i comportamenti interpersonali e le forme del lavoro.
In questo senso la famiglia e la scuola svolgono la stessa funzione, perché non solo offrono riparo e relazioni, ma modificano l’individuo fornendogli conoscenze e occasioni di socializzazione.
Al centro di una proposta educativa tanto radicale, che rende di fatto inconciliabile Nomadelfia con la società nella quale è inserita (e rende anche difficoltoso, se non impossibile, qualsiasi tentativo di normalizzazione), ci sono i giovani e le giovani, cui la comunità (una comunità educante) fornisce nuovi sistemi di valori che fondano una vita vissuta semplicemente e senza particolari sovrastrutture tipiche della contemporaneità capitalistica.
Particolarmente importante come figura di sintesi tra i due ruoli – complementari e affini – della madre di vocazione e dell’insegnante è, sia sul piano simbolico che su quello concreto, Beatrice Matano, che infatti è sia responsabile del progetto educativo di Nomadelfia che mamma di vocazione.
Bibliografia
- Edoardo Balduzzi, Alessandro Maderna, Considerazioni psico-sociali sulla comunità di Nomadelfia, Nomadelfia, 1969
- Gabriella Bogliancini Roberto, Una comunità educante, LEF, Firenze, 1980
- Andrea Canevaro. La pedagogia cristiana oggi, La Nuova Italia, Firenze, 1975