Maurizio Ferrari (1945)

Dopo lo sgombero di Nomadelfia, alcuni giovani finiscono in tribunale per reati come furto e rapina, ma gli anni Settanta sono quelli della contestazione e della lotta armata, e questa arriva a toccare tangenzialmente anche Nomadelfia.
Maurizio Ferrari nasce a Modena: la madre lo affida a Nomadelfia, dove viene cresciuto ed educato dalla mamma di vocazione Maria Teresa. Nella comunità impara diversi lavori e si riconosce in pieno nella guida di don Zeno, al quale si rivolge per lettera firmandosi “Tuo figlio”. Dalla frequentazione con il nomadelfo Emilio, Ferrari matura convinzioni politiche anarchiche. Lascia definitivamente la comunità nel 1969. Si trasferisce a Verona, a Torino e infine a Milano, dove trova lavoro alla Pirelli.

Nella città lombarda si avvicina al Collettivo Politico Metropolitano e ai nuclei di fabbrica che contribuiranno alla costituzione delle Brigate Rosse. Ferrari entra nell’organizzazione armata sin dalla sua fondazione, ed è il primo esponente del cosiddetto nucleo storico a essere arrestato nel 1974, nell’ambito delle indagini sul rapimento del sindacalista Cisnal Bruno Labate. Ancora oggi è noto come l’ultimo degli irriducibili, perché non ha mai rinnegato la sua attività nella lotta armata.

Bibliografia
  • Pino Casamassima, Gli irriducibili. Storie di brigatisti mai pentiti, Laterza, Roma-Bari, 2012
  • Vincenzo Tessandori, BR. Imputazione: banda armata, Garzanti, Milano, 1977