Il modello Nomadelfia: la famiglia
Nomadelfia ha l’obiettivo di ricostruire le famiglie come unità imprescindibile della nuova società, fondandole su basi volontarie. La nuova società, infatti, non si basa sulla proprietà privata e sulla famiglia borghese, ma sulla solidarietà, sulla giustizia sociale e su un nuovo modello di famiglia. La centralità della madre ispira la figura delle mamme di vocazione, alle cui cure vengono affidati diversi bambini.
Tuttavia, le mamme di vocazione sono solo una delle possibili modalità di ricostruzione della famiglia per quei bambini il cui nucleo genitoriale non è più in grado di esercitare il proprio compito educativo, oppure perché rimasti orfani o abbandonati.
La Costituzione di Nomadelfia, infatti, individua quattro possibilità per la ricostruzione del nucleo familiare: una mamma dei Piccoli apostoli che, nell’accogliere nuovi figli, sceglie di rimanere nubile; i Coniugi Piccoli apostoli in quanto coppia che adotta legalmente figli non propri; una Piccola apostola mamma; una Vedova Piccola apostola, che adotta figli non propri insieme al Patriarca o a un suo delegato, il quale assume legalmente il titolo di padre. Quest’ultima figura rimanda direttamente all’esperienza di don Zeno e del suo primo figlio adottivo, Danilo Bigarelli, “Barile”.
In questo senso, dunque, la famiglia di Nomadelfia è una forma di comunità di sostegno. Essa trascende i legami di sangue e si fonda su quelli di fede (diventando, nell’ottica della comunità, più forte della famiglia patriarcale tradizionale). La famiglia è inserita in una comunità di sostegno più grande, quella appunto di Nomadelfia: questo consente di superare l’isolamento sociale rappresentato dalle famiglie borghesi, che hanno soppiantato la famiglia contadina tradizionale cui don Zeno fa costante riferimento nei suoi testi.
Bibliografia
- Bruno Andreolli, Dalla famiglia patriarcale alla famiglia di vocazione, in Maurilio Guasco, Paolo Trionfini (a cura di), Don Zeno e Nomadelfia. Tra società civile e società religiosa, Morcelliana, Brescia, 2001