Provincia di Perugia
Dopo l’emanazione dell’ordinanza di polizia n. 5 nella provincia di Perugia furono avviati i rastrellamenti antiebraici e istituito un campo provinciale di concentramento: i primi internati furono rinchiusi a villa Ajò, in zona Pallotta, quindi trasferiti successivamente nell’Istituto Magistrale, una sede più centrale. Il numero degli internati, tra italiani e stranieri, arrivò a circa sessanta persone, per poi ridursi a 27, anche a seguito del proscioglimento dei “misti” e dei gravemente malati.
La documentazione dimostra che era stata presa in considerazione la traduzione degli internati perugini al campo di Fossoli, ma il caso di una internata di Collazzone risulta l’unico per il quale sia attestato un ordine formale di trasferimento con nota del 20 gennaio 1944. Nonostante tale disposizione, il trasferimento non risulta essere stato eseguito, e nei successivi scambi di corrispondenza non vi è traccia dell’effettivo arrivo a Fossoli.
Nel maggio 1944 gli internati rimasti furono trasferiti sull’Isola Maggiore del lago Trasimeno, dove il campo provinciale continuò a funzionare fino a giugno. Con l’avvicinarsi del fronte e la ritirata tedesca, tra il 12 e il 21 giugno 1944, tutti gli internati riuscirono a lasciare il campo e a raggiungere territori già liberati, evitando così la deportazione.