Provincia di Novara
Il capo della provincia di Novara, Dante Maria Tuninetti, non ritenne di istituire un campo provinciale in applicazione dell’ordinanza di polizia n. 5 del 30 novembre 1943. L’azione repressiva si concentrò pertanto sui rastrellamenti e sull’internamento nelle carceri. Nel corso dei mesi successivi, furono arrestati circa una ventina di ebrei, che vennero inizialmente rinchiusi nel carcere locale e successivamente tradotti verso altre sedi di detenzione, in particolare alle Carceri Nuove di Torino e nel carcere di San Vittore a Milano. Lo stesso percorso veniva generalmente seguito anche dagli ebrei arrestati dalle guardie confinarie, catturati mentre tentavano di espatriare clandestinamente in Svizzera.
Un caso significativo, in relazione ai rapporti tra autorità fasciste e naziste circa l’internamento, riguarda l’arresto, il 19 gennaio 1944, di due congiunti ebrei originari di Trieste, fermati mentre tentavano di attraversare il confine italo-svizzero, arrestati e detenuti nel carcere di Domodossola. Dopo la redazione del processo verbale e il sequestro dei beni, la Questura di Novara dispose la loro traduzione al campo di Fossoli. Tuttavia, il 12 febbraio 1944, la Questura di Modena comunicò alla direzione del campo che i due coniugi non sarebbero giunti a destinazione, poiché nel frattempo erano stati prelevati dalle SS e tradotti a Milano, sottraendoli così al circuito di internamento previsto dalle autorità italiane.