L'azione «Se solo tu fossi tornato» nel progetto didattico «Vite sospese» presso il Liceo Tenca di Milano
Prof.ssa Elisa Baldelli
Se solo tu fossi tornato. Queste parole, scelte con cura dai ragazzi del Liceo Tenca per raccontare dei sessantasette uomini che il 12 luglio 1944 furono fucilati a Fossoli, hanno accompagnato per quattro anni una profonda riflessione sulla memoria. Le vite dei sessantotto fucilati sono entrate nella vita dei ragazzi con scambio vicendevole: di loro il progetto “Vite sospese” ha provato a raccontare cosa sarebbe accaduto oltre quel giorno, chi avrebbero amato, cosa avrebbero pensato della vita, che lavoro avrebbero fatto, da che parte della Storia avrebbero scelto di stare.
Il progetto “Vite Sospese” è partito nell’anno scolastico 2020-21, con le classi 2C, 2O e 1E. Questo, che vedeva la collaborazione della Cooperativa Pandora e del Teatro della Cooperativa, con il sostegno di ANED Milano e ANPI provinciale, ha voluto accompagnare il lavoro di un gruppo di familiari che in questi anni si sono avvicinati alla ricerca delle motivazioni della strage del Campo di concentramento di Fossoli.
Infatti, a partire dalle biografie di ciascun deportato, dai documenti ufficiali dell’epoca e dal racconto dei testimoni, i ragazzi hanno “adottato” un fucilato e ne hanno rivisitato la storia, restituendola, attraverso la scrittura drammaturgica e il teatro, alla vita e dando ad essa un futuro.
E’ possibile vedere un esempio concreto e sintetico di questa “restituzione alla vita” nel trailer realizzato dalle allieve e dagli allievi, nel quale si recita una poesia che l’autore della storia ha immaginato per il fucilato Emanuele Carioni, nella quale si dice:
Emanuele, che la gioventù al credo partigiano hai dato, meno male che quel giorno ti
sei salvato.
Il camion che ti portava si è bloccato: chi è stato?
Dio o il Fato?
Emanuele si è salvato per un errore meccanico.
Primo Biagini è stato salvato proprio da quello che doveva essere il suo aguzzino.
Brenno Cavallari tenta un assalto collettivo contro i soldati di Fossoli e scappa, continuando a vivere sotto falso nome.
Rino Molari è divenuto un anziano partigiano cattolico, un professore antifascista e democratico e cucina ricette romagnole per i suoi nipotini.
Carlo Prina, dopo la guerra, sentendosi fortunato per essersi salvato, sceglie di aiutare i bisognosi.
Luigi Luraghi diventa professore universitario.
Antonio Manzi fugge ma non riesce a sopportare tutto il dolore che ha vissuto.
Carlo Bianchi con la sua laurea in ingegneria costruisce una macchina di riciclaggio.
Abbiamo pensato che sarebbe stato bello immaginarli non al Poligono di tiro del Cibeno il 12 luglio del 1944 ma vederli incontrare i nipoti, festeggiare i compleanni, scrivere una mail, … dare loro, in definitiva, una vita futura certa, proprio perché, al contrario, la Storia li aveva destinati non solo a una fucilazione da parte delle SS ma anche a un occultamento di responsabilità, a un’oscurità nelle motivazioni della strage, a un insabbiamento dei fascicoli delle indagini nel cosiddetto “armadio della vergogna”.
Il progetto si è proposto quindi di riscoprire la Storia attraverso le piccole storie da cui è composta.
Il laboratorio è stato diviso in due parti: la prima, nel trimestre scolastico dell’anno 2020, era dedicata alle testimonianze e allo studio attento delle fonti (bibliografiche, giornalistiche, video, testimonianze dirette e indirette), grazie al supporto della prof.ssa Valeria Malvicini e di Alice Vercesi. In questa fase è nato un Padlet, divenuto poi il principale strumento di lavoro per lo studio e la scoperta dell’evento storico legato a Fossoli. All’interno del Padlet sono state create tre “Scatole”: la “Scatola 1” che custodisce le Vite sospese da noi elaborate, la “Scatola 2” con le testimonianze che abbiamo raccolto dai nostri nonni relative alla storia e alla vita quotidiana del periodo della guerra, la “Scatola 3” che conserva un triste sguardo sul presente, sulle sue guerra, sulle nuove stragi, una Scatola che tutti i giorni sembra dover rinnovare tristemente il suo contenuto.
La seconda parte era, invece, tesa all’elaborazione del materiale in chiave drammaturgico/teatrale finalizzata ad una restituzione pubblica. A condurre la parte drammaturgica del progetto è stata l’attrice Rossana Mola, affiliata al Teatro della Cooperativa. L’arrivo del Covid ha, però, spostato i piani previsti: tra questi, la principale differenza sul percorso iniziale è stata quella di reinventare il linguaggio attraverso cui veicolare la narrazione delle vite sospese. Abbiamo quindi iniziato a lavorare sulle vite di ciascun deportato partendo dalle notizie biografiche reali presenti nel libro di Carla Bianchi, Uomini, nomi, memoria, abbiamo poi continuato la vita sospesa del deportato che ci era capitato in sorte e, infine, abbiamo letto e registrato alcune delle vite sospese, dando vita a un video-trailer.
Sono ormai passati alcuni anni e le alunne e gli alunni del progetto “Vite sospese” sono cresciuti, alcuni frequentano già il mondo universitario. Nei tempi bui che viviamo attualmente, noi docenti - io docente - sento di vacillare sempre di più rispetto al mio ruolo educativo. Nella angoscia di un mondo in guerra, nella precarietà del non sapere se sono stati forniti agli studenti gli strumenti adatti per comprendere il mondo, rimangono fisse e solide alcune esperienze che loro hanno potuto vivere con il loro corpo e con il loro cervello. Tra queste, un incontro speciale e toccante con alcuni parenti delle vittime e la posa della pietra d’inciampo per Luigi Vercesi, uno degli uomini fucilati a Fossoli.
Forse solo questo conta. Forse questo vissuto è lo strumento più efficace da lasciare in eredità. Forse solo questo permette di scegliere in quale parte della Storia stare.






